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2010

Asturix 3

by m.meixide
* Interfaz elegante y profesional, combinada con un atractivo diseño fácil de usar * Integración total con redes sociales y de microbbloging, como Twitter, Facebook o Identi.ca * Gracias a Asturix Bridge puedes añadir, eliminar y ejecutar aplicaciones web como si de aplicaciones nativas se trataran * Escaneo facial. Escribir tu contraseña para entrar ya es cosa del pasado * Música libre y gratis las 24 horas del día. Con Jamendo integrado, puedes oir la música de miles de artistas de forma totalmente legal

Dulux Valentine, plus qu’un pot de peinture… « Contenu de Marque, by AdC

by srcmax

Initié fin mai, le projet se poursuit en France avec l’opération « Walls are dancing », un événement artistique organisé par BETC Euro RSCG, Upian et Cosa, et réunissant trois artistes autour d’une performance urbaine et graphique. L’opération a commencé à Marseille du 31 mai au 3 juin. Elle continuera à Lyon du 5 au 8 juin, et enfin à Paris du 11 au 14 juin. Matt W. Moore, alias MWM, est en charge des fresques, Monsieur Monsieur de la composition d’un single inédit, et le collectif de réalisateurs Le Groupuscule du clip, qui deviendra à terme le clip officiel du duo électro Monsieur Monsieur.

2009

ontology-art

by gpdimonderose
’opera d’arte eventua la destinanza dell’essere….o meglio il sentiero ininterrotto che non conosce oblio ma solo la risonanza dell’ikona dell’essere che si dà , si eventua quale onto-teleologia, quale sentiero del destino dell’essere:ontoteloslogia più tosto che ontoteologia, o mitopoiesis o mitologia: è l’ontopoiesis quale evento della risonanza dell’ontoteleologia dell’eSSere. Il pensiero dell’origine dell’opera d’arte dispiegò prima una ontoteologia poi un’ontica, ma mai si disvelò la ontoteleologia dell’opera d’arte o della poiesis, o del suo pensiero poetante. Solo alla fine dell’ultimo millennio la qualità di destinanza, o ontoteloslogia, si disvela quale sentiero che l’opera d’arte traccia, o getta nella mondità , quale destino ontologico dell’essere. Lì in quel sentiero ininterrotto l’eSSere si disvela nell’esserci per essere custodito nell’opera d’arte quale ikona della destinanza dell’eSSere, quale immagine del destino ontologico dell’eSSere nella mondità. La nascente ontologia dell’opera d’arte può rispondere all’enigma della destinanza dell’eSSere quale ikona dell’essere nella mondità: il destino dell’eSSere si eventua nella morfogenesi vuota della radura ove l’inter-essere poetante si getta quale ontologia della libertà della destinanza o quale attanza poetante del’essere, prima dell’attanza immaginaria nella physis e dell’attanza virtuale nella mathesis, nella tecnè, nella epistemè. Solo così l’ontologia dell’opera d’arte si eventua quale ascolto della risonanza dell’intermittenza poetante dell’essere in essere, dell’essere in attanza poetante nella physis poetante e nel kaosmos poetante quale essere che si getta nell’abisso quale fondatezza del fondale poetante che si dà quale destinanza dell’eSSere nella radura. La destinanza si getta quale fondatezza dell’essere nell’abisso dell’eSSere poetante ed eventua nella mondità l’ontologia poetante dell’opera d’arte la quale libera il sentiero della trascendenza poetante, nel kaosmos poetante, nella physis poetante, nell’essere in libertà poetante, quale sublimità poetante disvelante l’ontologia dell’opera d’arte, nella destinanza d’essere libertà poetante nel pensare l’eSSere in libertà, giacchè l’ontologia dell’opera d’arte è la libertà del pensiero poetante di pensare l’eSSere in essere libertà poetante o libertà d’essere opera d’arte dell’eSSere. La ricerca filosofica del sentiero ininterrotto dell’ontologia dell’opera d’arte quale ontologia poetante del discoprirsi della physis dell’esseRe, la quale si discopre nell’intermittenza del pensiero poetante o della poesia filosofica o poesia pensante, è ineludibile nella nuova epoche del nuovo millennio. Anzi la nuova epoca sarà caratterizzata dal discoprirsi della radura luminosa ove soggiorna l’esseRe discoperto, libero dall’imperativo categorico della volontà di potenza dell’epistemè, liberato dalle necessità del pensiero calcolante sempre meccanicamente o automaticamente adeguante l’essere alle entità o alla mondanità ontica. Nel suo discoprirsi l’ontologia dell’arte lascia invece l’essere d’essere libero in campo, nella radura, anzi in tutti i campi del sapere , del pensiero poetante e dell’arte pensante poeticamente. La ricerca filosofica degli eventi intermittenti dell’ontologia dell’opera d’arte sarà anche la classica storia dei saperi poetanti, ermeneutica dei poeti sapienti, l’ontologia dell’immagine o dell’immago, l’ontologia dell’immaginario virtuale o virtuoso. Lì soggiornerà l’essere poetante che si dà alla luce nella radura: qual sentiero topologico kaosmiko che eventua l’ontologia della physis poetante che dà fondatezza alla matesis, alla physis epistemica, alla tecnè attraverso la differenza ontologica dell’interessere poetante. La fondatezza ontologica ontopoietica della matesis si dà, si discopre quale disvelatezza dell’ontologia poetante della verità, dell’aletheia che si eventua nell’opera d’arte libera e poetante fondale ed abisso, grund e abgrund, della epistemè e della tecnè, oltre l’eterno ritorno del nihilismo della tecnica, ma anche oltre l’ontologia classica, forse però ancora necessaria solo per disvelare alla mondità a alla mondanità la nuova ontologia dell’opera d’arte quale verità ontologica che discopra l’esseRe nell’epistemè come nella matesis della physis. Ma quel che dovrà disvelarsi è l’ontologia della gegenstand sia quale essere dell’ente, sia quale esserci o essere nella physis o svelatezza dell’essere nell’opera d’arte. O meglio l’ontologia dell’opera d’arte discopre la fondatezza della differenza ontologica sempre presente sia nell’essere che nell’esserci delle entità nel corso del tempo prima che comprese dalle epistemiche della mondità. L’opera d’arte disvela innanzi tutto l’essere-nella-verità o l’essere-nell’aletheia o essere-la-verità-dell’immagine o essere la verità-dell’ikona-dell’essere. Le epistemiche mondane gettano l’oblio solo per comprendere la verità dell’ente, ma l’opera d’arte non sarà mai solo l’entità-epistemica finitamente interpretabile secondo l’ermeneutica narrativa, ma discopre sempre presente la differenza ontologica dell’essere la verità, l’aletheia dell’esserRe. L’opera d’arte non sostiene in sé la presenza della-non-verità o la non-aletheia quale oblio dell’essere, per tale pregnanza non sarà mai semplice epistemè della gegenstant delle entità del mondo che si eventuino quali intenzionalità del kosmo o della temporalità cronologica. In quella differenza l’opera d’arte disvela sempre l’ontologia della physis quale verità della natura dell’essere o aletheia dell’essere-nella-physis. Non si può più permanere nell’oblio della verità della physis, giacchè l’opera d’arte ci dispiega l’icona dell’essere nella physis anche nell’ikona epistemica della physis, quale temporalità immaginaria , quale radura nella spazialità del kaosmos. Anzi l’ontologia dell’opera d’arte non dimentica neanche il vuoto ontologico dell’essere dell’entità, giacchè lì soggiorna anche il vuoto della radura ove la verità dell’essere si discopre per gettarsi vuota-aletheia-dell’essere, vuota-disvelatezza-dell’essere. Solo così, solo quale verità ell’essere-nell’opera-d’arte l’aletheia non può più essere preda o vittima del nulla, giacchè il nulla annichilisce la verità ontica ed epistemica dell’entità, ma mai la verità dell’essere. Semmai l’aletheia dell’essere si può sottrarre o abitare assentemente l’immagine o l’icona, ma giammai annichilirsi nel nulla, nella non-entità, o nella mondanità temporale cronologica. La verità dell’essere soggiorna nel corso del tempo nell’immagine dell’opera d’arte con cura, per disvelarsi al mondo o all’esserci solo nella kairoslogia, quale singolarità ontologica che si dà, si discopre dall’abisso, si disvela dal nulla, dal suo essere sempre il non-ente, senza essere mai il niente. L’essere opera d’arte significherà così l’esser-vuota dell’ente e del nulla, libera dalle entità e dal niente, per essere solo opera, gettanza dell’essere-arte, senza tecnica né epistemica, ma solo immagine dell’essere-arte del non-ente, icona della verità della non-entità, aletheia della radura abissale ove l’essere possa abitare per sempre poeticamente quale ontologia dell’opera d’arte: giacchè l’essere è l’opera d’arte, l’essere è arte e l’arte d’essere opera d’arte quale opera d’arte dell’essere o dell’esserci. Solo così l’essere si cura, si custodisce, si libera dal nulla e dal niente oltre a mai adeguarsi alle entità della mondità fonologica, quale essere che si discopre dall’abisso per eventuare il fondale e la radura ove si possa disvelare l’opera d’arte. L’opera d’arte si dà quale esseRe che re-esiste nella radura libera e vuota e abissale per re-esistere quale opera d’arte non necessariamente epistemica o ermeneutica o ontica ma autenticamente ontologica o ontopoietica. Ontologia dell’esser-arte…0ntologia dell’esser-arte ontology-art ontologia-art ontologia della physis dell’arte…il venir-fuori-dalla-velatezza è l’essere dell’opera, il disvelarsi di una nuova morfia della physis, di una sagomatura della natura animata dell’essere, di una templarità dell’ikona della physis dell’essere. L’ontologia dell’opera d’arte è la templarità dell’immagine dell’essere nella physis, o morfia templare quale supersimmetria dell’ikona della physis dell’essere. Il disvelarsi dell’aletheia ontologica è il venire alla luce, il darsi alla luce, la gettanza che si dà alla luce nella radura vuota e libera della templarità dell’ikona della physis dell’essere, quale morfica templare dell’immagine dell’essere nella physis. Il venir fuori della disvelatezza discoprente la templarità dell’ikona della physis ontologica dell’essere. È la templarità della radura vuota, del luogo ove abita poeticamente l’essere che disvela l’ikona della physis o l’immagine dell’aletheia dell’essere, quale topologia poetante o quale ontopoiesis o quale ontoikona dell’essere nella physis. È l’ontoykona dell’essere che getta le fondamenta, si getta e si de-costruisce nella radura luminosa della physis e si eventua in morfie templari dell’immagine della physis dell’essere e si disvela all’esserci quale gegenstand, sempre di fronte, dell’ikona ontologica della destinanza dell’essere. L’ontoykona ama disvelarsi nella radura luminosa della physis dell’essere quale opera dell’essere arte per l’arte del’esseRe o per essere l’aletheia dell’essere quale evento nell’opera d’arte. L’opera d’arte ama nascondersi nell’opera dell’essere ontoykona della physis per eventuarsi quale svelatezza nel gegenstand della topologia templare dell’immagine dell’essere. Ma perché l’ontoykona si eventua sempre quale opera d’arte dell’essere più tosto che evento del nulla o del niente? Mha perché la differenza ontologica lascia all’epistemica la destinanza delle entità mondane e cura, custodisce l’aletheia della physis dell’essere quale templarità ikonica della topologia ontologica dell’essere. È la physis templata che si eventua quale opera d’arte sia nella ontocronia che nella ontokairosia: nell’ontocronia dell’essere dell’entità, nella ontokairosia dell’essere evento della singolarità originaria dell’opera d’arte. Spesso è compresente sia l’ontocronia della physis della mondità che l’ontokairosa singolarità dell’essere o meglio nell’opera d’arte è assentemente presente l’una o presentemente presente l’altra nella stessa radura luminosa dell’onto-topia dell’essere opera dell’arte o ontopia-dell’arte o ontopia dell’ikona o dell’imago dell’essere o topologia ontologica dell’onto-ikontopia. È quella la differenza ontologica della temporalità e templaticità dell’opera d’arte: mentre la ontocronia si eventua solo nella physis mondana o dell’esserci, l’ontokairosia si dà, si eventua solo nell’essere-opera-d’arte. Attenzione qui si discopre la differenza anche nell’opera fatta a mano, immagine o suono o voce che sia, il manufatto dell’esserci- ontokronia e quello dell’essere-ontokairosia: il primo si adegua alla temporalità delle entità mondane senza discoprirne l’ontologia della physis, la temporalità templata invece disvela sempre e per sempre l’ontokairos dell’ontoykona dell’essere-arte-per-l’essere prima d’essere arte-per-il-mondo o essere arte-per-esserci…ah come si farà a comprendere? L’arte per esserci o l’arte-per-la-mondanità privilegia sempre e comunque l’ontologia del presente: si adegua alla verità epistemica del mondo senza chiedere nulla di più, giacchè la sua ermeneutica è finita con l’ontokronia dell’ontica o dell’esser-solo-entità-del-mondo, anzi solo entità ontica di questo mondo senza alcuna onto-topia, ma solo u-topia o dis-topia. Lì l’essere-arte-per-essere è custodita nell’oblio o nascosta nella physis epistemica del mondo o nella mitica origine dell’esserci. Ma l’ontologia dell’ontopia dell’ontikona si sottrae dalla ontokronia per abitare poeticamente la radura luminosa della templata-ontokairosa dell’esere-arte-per-l’essere che si getta nella physis della mondità ma che si differenzia sempre nella sua interpretanza infinita, quale ermeneutica ontologica dell’essere arte per l’essRe. Qui l’impianto, la ge-stell dell’ontologia dell’opera d’arte si eventua sempre quale templarità dell’ontoikona ontopica ontopoietica, anzi la gestell, la struttura ontologica, è l’ontikona templata dell’essere opera d’arte dell’esseRe, di più è la destinanza dell’ontopoiesis dell’ikona che apre il sentiero ininterrotto nella radura vuota ontologica. L’ontologia dell’esser-arte si disvela nell’essere-la-radura, lichthung-sein, quale gestell della radura della destinanza dell’essere: lì nella spazialità vuota la struttura ontologica dell’esser-arte soggiorna poeticamente quale ikona ontopica della ontokairosia. L’essere-la-radura quale destinanza sia del grund sia dell’abgrund dell’esser-arte, sia fondamento sia abisso dell’ontologia dell’opera d’arte: lì quel che appare quale eristica epistemica si eventua quale kaosmica-ontikona dell’aldiqua e dell’aldilà. Solo così si comprende l’originalità dell’opera d’arte, giacchè la sua destinanza ontologica non subisce mai la dettattura epistemica dell’essere dell’ente perché quella eventualità si dispiega solo nell’ontokronia e mai nell’ontokarosia: può essere tangente alla tecnè, tecnica, ma mai decostruire l’essere-arte ontopica. Nell’origine dell’opera d’arte l’ontokairosia dell’ontoikona si eventua per sempre senza più essere ontokronia epistemica dell’essere-entità: l’opera d’arte non è più abbandonata dall’essere…gli dei sono fuggiti dall’opera d’arte ontoteologica, ma non l’essere dell’arte quale ontikona della gestell ontologica. Perciò l’ontologia dell’opera d’arte non sarà mai una semplice estetica dell’esserci o dell’essere-entità ontokronica, giacchè i sensi sono dispiegamenti dell’esserci e possono solo percepire le entità ontiche, mai l’essere si disvela ai sensi sempre si discopre solo all’interessere ontokairoslogico. L’ontologia dell’esser-arte discopre la compresenza nell’opera d’arte dell’interagenza tra ontokronia e ontokronotopia: mentre nell’epistemica fisica esiste solo la kronotopia quantica dell’essere dell’ente, nell’essere opera d’arte si eventua l’essere della ontologia kronotopica ikonica che dispiega l’ontocronia iconica già assentemente presente nell’ontocronia quantica. Nella physis c’è la destinanza dell’essere quale gestell-ontokronica la quale si dà sia nella gestell-ontologica, sia nella gestell-ontica, sia nella gestell-epistemica, sia in quella gestell-paradigmatica che dà fondatezza all’ontologica gestell-grund come alla gestell-abgrund, alla gestell-abissale, alla struttura ontologica dell’esser-arte nella gestell-destinanza dell’opera ‘arte. Ma perché? Forse l’ontologia della destinanza dell’esser-arte sconvolge la causalità epistemica della temporalità per eventuare sempre e in ogni luogo la gestell-ontokronotopica del destino della gestell-ikona o della gestell-imagine o gestell-imaginaria o gestell-imago nell’essere opera dell’arte dell’essere oltre che dell’esserci. Già altri hanno svelato l’interagenza del tempo-figura col tempo-immagine o dell’immagine-tempo o dell’imago-tempo qui si discoprirà l’ontologia dell’imagine-spazio o dell’imagine-spaziotempo o dell’imago-spaziotempo fondanti lo spaziotempo-imagine o lo spaziotempo-figura o lo spaziotempo-imago nella gestell-ontopoetica o nella gestell-poetante-pensante dell’essere-arte. Lì l’ikona-tempo si disvela sempre nella sua qualità di ikona-spazio-tempo, quale ikona spaziotemporale dell’aletheia-tempo o dell’aletheia-spaziotempo disvelante sempre la gestell-aletheia o gestell-verità o la struttura ontologica della gestell-tecnè quale gestell-poiesis o gestell-ontopoiesis della gestell-ontoteleologica della gestell-ikona dell’esser-arte e non altro, ma che si dà quale fondatezza della destinanza epistemica dell’ontokronotopia. È la gestell-templata dell’ontologia dell’esser-arte che si dà quale opera d’arte del musagete, dell’esserci che cura nella rdura ontologica l’eventuarsi della gestell-ontopoietica. L’esser-arte è la misura di tutte le cose della mondanità, delle entità della mondità, dell’esserci, della presenza assentemente-presente, dell’essere nel mondo dell’arte, dell’imagine dell’essere nella mondità, dell’imago dell’essere, dell’ikona dell’essere, della gestell dell’opera d’arte, della struttura ontologica dell’opera d’arte. L’esser-arte è la misura, la destinanza ontokronotopica, del musagete, della gestell-musagete, della struttura ontologica dell’esser-musagete, dell’esserci quale musagete della gestell-imago, della gestell-imagine, della gestell-ikona della gestell-poetante-pensante. È la prova ontologica dell’esistenza dell’opera d’arte o meglio la prova ontologica dell’esistenza della gestell-arte, della struttuta ontologica dell’esser-arte. Non solo e non tanto quale prova ontologica dell’esistenza delle entità dell’arte, o quale prova ontologica dell’epistemica o ermeneutica dell’opera d’arte, giacchè l’esserci nella mondità delle opere d’arte è già presente nell’ontocronia del mondo, ma quale presenza ontokairosa della gestell-templata dell’esseRe: l’opera d’arte non è e non sarà mai solo l’ontica imagine del mondo ontocronico o utopico o distopico, ma sempre la gestell-ikona dell’essere ontocronotopia della ontokairostopia o ikonotopia dell’esseRe. La gestell-ikona non è più l’essere animato o l’esserci del musagete, ma non è altrettanto l’essere inanimato delle imagini del mondo, se mai sarà per sempre l’essere dis-animato dis-animante l’ikona dell’essere: senza essere anima o entità onteteologica o solo mitica o ematopoietica, l’indeterminatezza dell’animato o dell’inanimato per essere dis-anima della struttura ontologica ontopoietica dell’imagine-dell’esseRe. Ma che significa ikona dis-animata della gestell dell’opera d’arte? È l’ontologia dell’imagine del vuoto, l’imagine della radura o l’ikona del vuoto o l’ikona della radura che si dà nell’origine o nell’originalità dell’opera d’arte quale ikona o imagine dell’essere libero dalle entità ontiche della mondanità del nulla o del niente o del non-ente, quale ontologia della libertà dell’ikona ell’essere liberata dalle immagini del nulla o del niente o del nihilismo ontico delle varie volontà di potenza categoriche dell’imperativo mondano epistemico delle entità del vuoto quantico. Solo l’imagine del vuoto consente all’essere d’abitare poeticamente la radura-gestell-ontopica: là l’imagine dell’essere si disvela libera quale misura della mondità ontocronotopica. Qui si discopre l’autentica ermeneutica ontologica della misura quale gestell-templata o gestell-templare o struttura ontologica template dell’ikona dell’essere, mentre la misura classica o simmetrica si adeguò all’imagine ontica della temporalità ontocronica. Solo la gestell-ikona disvela la destinanza della singolarità che si eventua nel sentiero ininterrotto nella radura fondale-gestell. Lì l’aletheia della gestell o la verità della struttura ontologica consente all’ikona d’essere opera d’arte, ma anche consente alla verità di disvelarsi nell’opera d’arte quale evento della verità o evento dell’aletheia o evento della disvelatezza dell’ikona-gestell dell’esseRe. L’opera d’arte è la verità o meglio l’esser-arte è l’aletheia dell’ikona-gestell della destinanza dell’esseRe. Mentre la verità epistemica o ermeneutica si adeguano alle verità ontiche delle entità categoriche, la verità dell’opera d’arte disvela l’essere delle entità e non solo: la gestell-aletheia discopre l’ikona del vuoto o l’imagine della radura ove possa abitare poeticamente l’essere ed ove possa aleggiare l’evento dell’aletheia-destinanza. Ma forse quel che è più rilevante qui ed ora è la messa in opera della verità dell’ikona dell’abisso, dell’imagine dell’abgrund dell’essere: l’opera d’arte nella nostra epoca è innanzi tutto l’ontologia della gestell dell’ikona dell’abisso ell’esseRe. c’è una differenza ontologica nell’ontica della verità: c’è una verità epistemica fondata sui modelli della matesis, c’è una verità ermeneutica narrativa ed eterotopica o ontocronica, invece l’esser-arte eventua l’aletheia ontologica quale messa in opera dell’essere nell’opera d’arte. C’è l’interessere tra le tre varietà di verità e c’è l’interesserci epistemico nel senso che tutte le varietà-verità si danno, si offrono alla mondità quale comprensione del mondo, dell’essere delle entità e prova ontologica o ontoteologica o ontoteleologica dell’esistenza dell’essere-opera-d’arte o dell’esser-arte, ma anche dell’esser-epistemè-dell’arte o dell’essere epistemica ontologica dell’opera d’arte. Anzi solo la verità messa in opera dall’opera d’arte discopre sia l’ermeneutica sia l’epistemica ontologica dell’essere arte dell’esseRe. Qualora si desideri comprendere anche l’essere opera d’arte delle entità mondane è consentito anche privarsi dell’ontologia per affidarsi alla classica ermeneutica epistemica per discoprire solo le verità delle entità della mondanità. Ma che cos’è il mettersi in opera dell’esser-arte? Anzi che cos’è la gettanza dell’esser-arte nell’opera d’arte? È la gettatezza-della-verità della destinanza templata dell’essere nell’aletheia fondale, grund ed abgrund, dell’opera d’arte che si dà, si getta nella mondità ontokronotopica. L’essere si eventua nell’opera d’arte quale aletheia, disvelatezza dell’ontologia dell’essere, dell’esserci, dell’essere delle entità mondane, dell’interesserci, dell’interessere: tutte varietà compresenti nella gettatezza-dell’opera-d’arte quale aletheia ontologica dell’essere ontoikona, ontoimagine, ontoimago, ontopoiesis. Il werk-setzen delle varietà topologiche della verità dell’essere si danno, si eventuano, si gettano quale fondale o fondamenta nel corso dell’opera d’arte senza mai abbandonarla anche quando gli dei fuggono e il tramonto dell’occidente si secolarizza, per sempre il setzen si getta intenzionalmente per essere contemplato dallo sguardo dell’esserci, dal musagete, dall’interesserci delle entità mondane della tecnè clonante: mai la verità tramonta, è sempre presente nell’opera d’arte, nella werk-setzen al di là della storia, aldilà del bene e del male, aldilà delle entità klonate della tecnè. Come mai solo l’opera d’arte riesce a trascendere il corso della storia o della temporalità o dell’ontocronia? Tra le tante ipotesi quella più ontologica è la messa in cura della verità dell’essere. Solo nell’opera d’arte l’aletheia ontologica si cura da sé, si getta, si fonda e si cura senza gli dei fuggitivi, senza più il musagete preda dell’oblio dei tempi-mala-tempora o del destino cinico e barale, senza l’obsololescenza nihilista della tecnica klonante. L’essere nella gettatezza-della-werk-setzen cura da sé l’esser-arte, senza la cura ontocronica o ermeneutica, anzi si cura senza l’epistemica ermeneutica e senza la tecnè klonante, getta la sua cura della sua verità da sé quale interessere ontopico che abita poeticamente il vuoto cosmico o la radura ontologica ontokronotopica. È l’esser arte che ci viene-incontro, che si disvela per essere contemplata dall’interesserci dei musageti, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-gìà-stata e sempre ontologicamente presentemente assente. Nel suo essere già-stata si getta nell’ontokronia anche quale ob-getto, gegenstand, contr-ada, fondale che si getta allo sguardo sempre di fronte quale gettanza della verità dell’interessere non contemplato dalla storia delle entità clonate della tecnè. Il werksein, la gettanza fondale della aletheia-interessere si dà e si cura da sé quale essere-opera o essere-gettatezza-dell’arte e si eventua sempre quale ontologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretazioni infinite o delle clonazioni riproducibili, giacchè nell’opera d’arte è all’opera o si getta, si dà, si cura l’evento della verità ontologica dell’interessere o dell’essere dell’aletheia o dell’essere-arte-della-verità-nella-physis. Anche quando gli dei fuggono della werksein e la werk-sein non è più una entità mondana ontoteologica o quando il musagete è abbandonato all’oblio dalla mondanità, anche allora la templata-werksein si dà alla conteplanza, giacché la sua destinanza si getta e si cura da sé, si eventua nella physis quale evento della verità ontologica. È la gestell della worksein che si dà e si cura e si getta da sé: l’istallarsi poeticamente nella radura della physis eventua l’evento della verità dell’esser-arte, ma discopre e dispiega anche la destinanza templata dell’aletheia dell’interessere: il werk-sein è la gestell dell’essere-nella-physis, è l’istallarsi della destinanza dell’evento della verità ontologica nella radura fondale ove l’interessere possa abitare poeticamente, anzi l’essere in opera lascia libertà d’essere all’arte, ma anche lascia libertà d’essere al mondo, lascia liberi gli dei di fuggire senza perdere la sua originalità, lascia libero il nihilismo della tecnica di clonarsi senza decostruirsi nella sua gestell, nella sua struttura ontologica, lascia libera alla mondanità il suo percorso e il suo tramonto, giacchè l’evento della sua libertà si getta e si cura quale libertà ontologica dell’essere-arte della verità-destinanza che si eventua nella physis per lasciare libera la physis di esserci anche quando gli dei fuggono e la tecnè si cura solo di klonare le entità mondane. Anche quando il werksein si sottrae per lasciare ampia libertà di dispiegamenti mondani delle entità epistemiche nella loro volontà di potenza imperativa, anche allora non fugge insieme agli dei ma abita dis-ascosto, assentemente presente l’esser-arte nella sua varietà d’essere-evento-della-verità quale aletheia della destinanza della libertà. Il suo essere dis-ascosto si eventua nel sottrarsi, il porsi aldilà, il gettarsi oltre il nihilismo della tecnè mondana, oltre il tramonto dei paradigmi epistemici ed ermeneutici per essere opera ontologica dell’interessere-nella-physis. Ma la werksein si eventua non solo nel fondale, nel grund quale setzen degli eventi ella verità, ma anche nel contempo simultaneamente, anzi kairos-logicamente, nell’abgrund, là ove gli dei non hanno mai soggiornato e gli imperativi categorici delle entità epistemiche non si sono mai avventurati, né il nihilismo della tecnè si è mai sospinto oltre, anzi l’abisso ontologico ha sempre diffuso il senso di timore del nulla o del niente, invece l’abisso è proprio l’assenza del non-ente, l’annichilirsi del nulla per lasciar liberi d’essere la mondità e l’esserci delle entità epistemicamente comprensibili. L’esser-arte dell’abisso, dell’ab-grund eventua l’ikona della radura ontologica quale ontopia dell’essere inenarrabile, inaudita, indicibile, indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile nelle categorie imperative della volontà di potenza della tecnè-klonica o della ermeneutica metafisica trascendentale pre-post-fenomenologica. Per gli eventi dell’essere abisso ontologico della physis c’è solo la comprensione dell’essere arte all’opera, in attività, in interagenza tra l’essere e la sua radura vuota ontopica. Solo la werksein, la messa in opera dell’essere dell’arte consente al musagete di accogliere l’ascolto dell’opera d’arte che si getta nell’abisso della radura ontologica per gettare le fondamenta del fondale ell’esser-arte quale ikona della physis, del mondo, dell’interessere, dell’interesserci, dell’interagenza ontopica. Ma quella ikona non è mai epistemicamente presente, si disvela solo nel suo essere indisascosta o dis-ascosta ontologicamente inaudita per i più ed indicibile: solo al musagete presente evidentemente, solo l’interagenza del musagete consente all’evento dell’essere abissale di gettarsi nell’opera dell’aletheia dell’esser-arte. Solo il musagete disvela il mistero o l’enigma dell’opera d’arte: l’arte ama nascondersri o essere sempre indisascosta, ma nel medesimo istante, per paradosso epistemico o ermeneutico, l’esser-arte ama disvelarsi, ama discoprire la sua radura abissale, la sua physis ontopica, la sua gestell ontokronokairoslogica oontokairostopica. Solo così l’esser-arte si dispiega all’infinito nell’a-peiron, nel senza-limiti mondani, nel sub-lime, ma la sua gettanza fonda il fondale topologico, ontopico altrochè epocale ontocronico, si dà per raccogliersi-in-un-confine, si getta per eventuare la gestell, la struttura ontologica dell’interagenza con la physis: delimita la spazialità del sentiero ininterrotto della destinanza dell’essere configurazione ikonica della radura ontologica ove l’essere possa abitare poeticamente. Solo con l’esser-arte si evntua la disascosità dell’aletheia, mai adeguata onticamente o epistemicamente o ermeneuticamente, ma sempre sottratta all’evidenza della mondità, ma visibile alla contemplazione del musagete, inaudita ma udibile, paradossale o eristica ma morfo-genica per la destinanza e l’interagenza dell’interessere e dell’interesserci. Lì in quel apparente paradosso o eristica epistemica o ermeneutica la verità stessa è dis-ascosta, anzi l’aletheia si disvlela quale dis-verità o essere opera della dis-aletheia dell’esser-arte, si discopre quale dis-inveramento della gestell-arte o struttura ontologica dis-inverata della dis-verità dell’opera d’arte. La verità nell’opera d’arte ci appare quale aletheia-della-dis-inveratezza-dell’essere, o meglio quale verità-dis-ascosta-della-dis-inveratezza dell’esser-arte, giacchè l’arte ama la disinveratezza, ma ama anche la dis-ascosità della disvelatezza dell’aletheia dell’esseRe. Nella sua eristica epistemica ed ermeneutica del nascondersi e disvelarsi la disascosità della verità dell’esser-arte getta nella radura le fondamenta del sentiero della destinanza ontokronotopica, quale gestell dell’essere-opera dell’opera d’arte o meglio nell’esser-opera è all’opera la verirà dis-ascosta della dis-in-veratezza o che nell’essere opera d’arte vi è custodita e curata l’aletheia-dis-ascosta della dis-in-veratezza dell’esser-arte. Quando si legge o si ascolta una poesia, quando si contempla una immagine nelle sue relativa varietà dimensionali palesi o nacoste, quando l’inaudito aleggia dalla voce dell’esserci dal talento geniale del musagete è all’opera la verità dis-ascosa della dis-in-veratezza dell’esser-arte ed è quell’aletheia che si disvela nella radura vuota e che traccia il sentiero ininterrotto della destinanza dell’interessere. L’interagenza e l’eristica di quella verità-dis-ascosità getta le fondamenta dell’epoca dell’imagine della mondità o della sua bellezza o della sua classicità o della sua rinascenza o della sua surrealtà: la bellezza è, sarà, fu la varietà della verità-dis-ascosità custodita e curata nell’opera dell’esser-arte. Quella interagenza consente all’arte di essere-creata dall’esserci-musagete o meglio solo quando l’opera d’arte è creata dall’essere-verità-dis-ascosa della dis-in-veratezza o che almeno quell’aletheia vi abiti poeticamente, solo allora la verità è arte e l’arte è la verità dell’essere opera d’arte. Lì si dà l’arte o l’arte si dà quale werksein: l’origine o l’originalità dell’opera d’arte o del musagete è l’arte della verità dis-ascosa della dis-in-veratezza dell’esser-creata, custodita e curata nella radura ove si disveli la destinanza dell’interessere. Si può intuire che la verità ontologica sia anche in opera nella mitopoiesis o forse nel mito quale aletheia dell’esser-arte almeno in apparenza, ma una più approfondita ermeneutica ontologica ci svela come non sia così semplice: nel mito la verità non è in opera quale aletheia-in-dis-ascosità-dis-in-veratezza, ma quale verità-adeguatezza ontoteologica che conforti il sacro senza creare ermeneuche eristiche, anzi quella stabilità epistemica può dispiegare metafisiche influenti per la verità-epistemica o verità tecnica fondata su modelli della matesis. Nella mitopoiesis invece il musagete ascolta la messa in opera della verità ontologica la sola che gli consenta l’interagenza con l’esser-arte della verità quale opera d’arte creata dall’essere che eventui l’essere-creata dal musagete. L’essere-creata dell’opera d’arte eventua l’epistemica ontologica della tecnè, ma soprattutto discopre l’evento della aletheia-dis-ascosità quale gestell della destinamza dell’essere-arte-creata dall’interagenza dell’esserci con la radura vuota e senza limiti, la radura sub-lime del fondale ove l’interessere possa soggiornare poeticamente in sinestesia con l’evento della verità-disascosità-disvelatezza-dis-verità-dis-aletheia. Qui nella mitopoisis come mell’ontopoiesis o nella poiesis stessa l’epistemica on tologica della verita si discopre quale in-disasconsità, ma anche quale dis-disascosità, meglio in aletheia e in dis-aletheia, in velatezza e disvelatezza indicibile ma sempre creata dall’esser-arte dell’interesserci con la physis. Solo quando l’esser-creata custodisce e cura l’aletheia-disascosità si eventua l’attrazione verso l’opera dell’esser-arte, anzi è la verità-attanza che attira la contemplazione dell’esserci, è l’aletheia-attanza che discopre il sentiero ininterrotto della destinanza d ell’essere-arte-creata-dall’essere.

Liturgia Catolica

by tadeufilippini
Una Santa Católica Apostólica Visible Infalible e Indefectible Lo mas importante para un cristiano es: Vivir en Gracia de Dios. Señor solo una cosa te pido; "Que me concedas amarte eternamente." Liturgia Catolica Oficio Divino

Pucciom’s Weblog » Blog Archive » Thanatorama - Viaggio nell’aldilà

by srcmax (via)
Vi siete mai chiesti cosa accade dopo la vostra morte? Thanotorama è un affascinante documentario francese in flash (ma sottotitolato in lingua inglese) che utilizzando una voce narrante passata ad altra vita racconta tutti i dettagli, molte volte poco conosciuti, successivi al trapasso.

Runasimipi Qespisqa Software

by m.meixide
Hoy en día muchos piensan que quechua (runasimi) es sólo una lengua del pasado y del campo. Que no tiene nada de ver con un futuro moderno y tecnológico. Especialmente los jóvenes en las ciudades desprestigian su lengua indígena como una cosa anticuada que no sirve en la vida de hoy. Dicen que runasimi es una vergüenza e inútil en la urbe. Para cambiar esta percepción, estamos creando software en runasimi. El hecho de utilizar software en runasimi es un anuncio político que runasimi tiene valor cultural y un futuro en la modernidad.

2008

MenSA Menu Storici e d'Autore - web zine eno gastronomica all'insegna della buona tavola del cibo della cultura e del piacevole intrattenimento, ricette

by sbrothier
Nel 1863 il chimico Angelo Mariani inventò in Corsica il Vin Mariani, un miscuglio di vino e coca: Mariani sperimentò il suo ricostituente su un'attrice depressa e i risultati furono spettacolari. Sospinto inoltre dalle voci che gli attribuivano proprietà afrodisiache, il Vin Mariani diventò in breve così popolare da far sorgere numerose imitazioni, dal vino alla coca Maltine al Metcalf. Molti e famosi furono all'epoca gli estimatori del Vin Mariani: scrittori come Verne, Dumas, Conan Doyle, Stevenson, sovrani come lo Scià di Persia e la Regina Vittoria, pontefici come Leone XIII, che addirittura premiò Angelo Mariani con una medaglia d'oro.

WWW.FPESSOA.COM.AR .::. Tabacaria

by tadeufilippini
Para este poema Pessoa encarou a hipótese de outro título: Marcha Da Derrota, ainda foi impresso nas provas da Presença. Não sou nada. Nunca serei nada. Não posso querer ser nada. À parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo. Janelas do meu quarto, Do meu quarto de um dos milhões do mundo que ninguém sabe quem é (E se soubessem quem é, o que saberiam?), Dais para o mistério de uma rua cruzada constantemente por gente, Para uma rua inacessível a todos os pensamentos, Real, impossivelmente real, certa, desconhecidamente certa, Com o mistério das coisas por baixo das pedras e dos seres, Com a morte a por umidade nas paredes e cabelos brancos nos homens, Com o Destino a conduzir a carroça de tudo pela estrada de nada. Estou hoje vencido, como se soubesse a verdade. Estou hoje lúcido, como se estivesse para morrer, E não tivesse mais irmandade com as coisas Senão uma despedida, tornando-se esta casa e este lado da rua A fileira de carruagens de um comboio, e uma partida apitada De dentro da minha cabeça, E uma sacudidela dos meus nervos e um ranger de ossos na ida. Estou hoje perplexo, como quem pensou e achou e esqueceu. Estou hoje dividido entre a lealdade que devo À Tabacaria do outro lado da rua, como coisa real por fora, E à sensação de que tudo é sonho, como coisa real por dentro. Falhei em tudo. Como não fiz propósito nenhum, talvez tudo fosse nada. A aprendizagem que me deram, Desci dela pela janela das traseiras da casa. Fui até ao campo com grandes propósitos. Mas lá encontrei só ervas e árvores, E quando havia gente era igual à outra. Saio da janela, sento-me numa cadeira. Em que hei de pensar? Que sei eu do que serei, eu que não sei o que sou? Ser o que penso? Mas penso tanta coisa! E há tantos que pensam ser a mesma coisa que não pode haver tantos! Gênio? Neste momento Cem mil cérebros se concebem em sonho gênios como eu, E a história não marcará, quem sabe?, nem um, Nem haverá senão estrume de tantas conquistas futuras. Não, não creio em mim. Em todos os manicômios há doidos malucos com tantas certezas! Eu, que não tenho nenhuma certeza, sou mais certo ou menos certo? Não, nem em mim... Em quantas mansardas e não-mansardas do mundo Não estão nesta hora gênios-para-si-mesmos sonhando? Quantas aspirações altas e nobres e lúcidas - Sim, verdadeiramente altas e nobres e lúcidas -, E quem sabe se realizáveis, Nunca verão a luz do sol real nem acharão ouvidos de gente? O mundo é para quem nasce para o conquistar E não para quem sonha que pode conquistá-lo, ainda que tenha razão. Tenho sonhado mais que o que Napoleão fez. Tenho apertado ao peito hipotético mais humanidades do que Cristo, Tenho feito filosofias em segredo que nenhum Kant escreveu. Mas sou, e talvez serei sempre, o da mansarda, Ainda que não more nela; Serei sempre o que não nasceu para isso; Serei sempre só o que tinha qualidades; Serei sempre o que esperou que lhe abrissem a porta ao pé de uma parede sem porta, E cantou a cantiga do Infinito numa capoeira, E ouviu a voz de Deus num poço tapado. Crer em mim? Não, nem em nada. Derrame-me a Natureza sobre a cabeça ardente O seu sol, a sua chuva, o vento que me acha o cabelo, E o resto que venha se vier, ou tiver que vir, ou não venha. Escravos cardíacos das estrelas, Conquistamos todo o mundo antes de nos levantar da cama; Mas acordamos e ele é opaco, Levantamo-nos e ele é alheio, Saímos de casa e ele é a terra inteira, Mais o sistema solar e a Via Láctea e o Indefinido. (Come chocolates, pequena; Come chocolates! Olha que não há mais metafísica no mundo senão chocolates. Olha que as religiões todas não ensinam mais que a confeitaria. Come, pequena suja, come! Pudesse eu comer chocolates com a mesma verdade com que comes! Mas eu penso e, ao tirar o papel de prata, que é de folha de estanho, Deito tudo para o chão, como tenho deitado a vida.) Mas ao menos fica da amargura do que nunca serei A caligrafia rápida destes versos, Pórtico partido para o Impossível. Mas ao menos consagro a mim mesmo um desprezo sem lágrimas, Nobre ao menos no gesto largo com que atiro A roupa suja que sou, em rol, pra o decurso das coisas, E fico em casa sem camisa. (Tu que consolas, que não existes e por isso consolas, Ou deusa grega, concebida como estátua que fosse viva, Ou patrícia romana, impossivelmente nobre e nefasta, Ou princesa de trovadores, gentilíssima e colorida, Ou marquesa do século dezoito, decotada e longínqua, Ou cocote célebre do tempo dos nossos pais, Ou não sei quê moderno - não concebo bem o quê - Tudo isso, seja o que for, que sejas, se pode inspirar que inspire! Meu coração é um balde despejado. Como os que invocam espíritos invocam espíritos invoco A mim mesmo e não encontro nada. Chego à janela e vejo a rua com uma nitidez absoluta. Vejo as lojas, vejo os passeios, vejo os carros que passam, Vejo os entes vivos vestidos que se cruzam, Vejo os cães que também existem, E tudo isto me pesa como uma condenação ao degredo, E tudo isto é estrangeiro, como tudo.) Vivi, estudei, amei e até cri, E hoje não há mendigo que eu não inveje só por não ser eu. Olho a cada um os andrajos e as chagas e a mentira, E penso: talvez nunca vivesses nem estudasses nem amasses nem cresses (Porque é possível fazer a realidade de tudo isso sem fazer nada disso); Talvez tenhas existido apenas, como um lagarto a quem cortam o rabo E que é rabo para aquém do lagarto remexidamente Fiz de mim o que não soube E o que podia fazer de mim não o fiz. O dominó que vesti era errado. Conheceram-me logo por quem não era e não desmenti, e perdi-me. Quando quis tirar a máscara, Estava pegada à cara. Quando a tirei e me vi ao espelho, Já tinha envelhecido. Estava bêbado, já não sabia vestir o dominó que não tinha tirado. Deitei fora a máscara e dormi no vestiário Como um cão tolerado pela gerência Por ser inofensivo E vou escrever esta história para provar que sou sublime. Essência musical dos meus versos inúteis, Quem me dera encontrar-me como coisa que eu fizesse, E não ficasse sempre defronte da Tabacaria de defronte, Calcando aos pés a consciência de estar existindo, Como um tapete em que um bêbado tropeça Ou um capacho que os ciganos roubaram e não valia nada. Mas o Dono da Tabacaria chegou à porta e ficou à porta. Olho-o com o deconforto da cabeça mal voltada E com o desconforto da alma mal-entendendo. Ele morrerá e eu morrerei. Ele deixará a tabuleta, eu deixarei os versos. A certa altura morrerá a tabuleta também, os versos também. Depois de certa altura morrerá a rua onde esteve a tabuleta, E a língua em que foram escritos os versos. Morrerá depois o planeta girante em que tudo isto se deu. Em outros satélites de outros sistemas qualquer coisa como gente Continuará fazendo coisas como versos e vivendo por baixo de coisas como tabuletas, Sempre uma coisa defronte da outra, Sempre uma coisa tão inútil como a outra, Sempre o impossível tão estúpido como o real, Sempre o mistério do fundo tão certo como o sono de mistério da superfície, Sempre isto ou sempre outra coisa ou nem uma coisa nem outra. Mas um homem entrou na Tabacaria (para comprar tabaco?) E a realidade plausível cai de repente em cima de mim. Semiergo-me enérgico, convencido, humano, E vou tencionar escrever estes versos em que digo o contrário. Acendo um cigarro ao pensar em escrevê-los E saboreio no cigarro a libertação de todos os pensamentos. Sigo o fumo como uma rota própria, E gozo, num momento sensitivo e competente, A libertação de todas as especulações E a consciência de que a metafísica é uma consequência de estar mal disposto. Depois deito-me para trás na cadeira E continuo fumando. Enquanto o Destino mo conceder, continuarei fumando. (Se eu casasse com a filha da minha lavadeira Talvez fosse feliz.) Visto isto, levanto-me da cadeira. Vou à janela. O homem saiu da Tabacaria (metendo troco na algibeira das calças?). Ah, conheço-o; é o Esteves sem metafísica. (O Dono da Tabacaria chegou à porta.) Como por um instinto divino o Esteves voltou-se e viu-me. Acenou-me adeus, gritei-lhe Adeus ó Esteves!, e o universo Reconstruiu-se-me sem ideal nem esperança, e o Dono da Tabacaria sorriu. No soy nada. Nunca seré nada. No puedo querer ser nada. Aparte de eso, tengo en mí todos los sueños del mundo. Ventanas de mi cuarto, De mi cuarto de uno de los millones del mundo que nadie sabe quién es (Y si supieran quién es, qué sabrían?), De ahí para el misterio de una calle cruzada constántemente por gente, Para una calle inaccesible a todos los pensamientos, Real, imposíblemente real, cierta, desconocídamente cierta, Con el misterio de las cosas por debajo de las piedras y de los seres, Con la muerte por la humedad en las paredes y pelos blancos en los hombres, Con el Destino conduciendo la carroza de todo por la avenida de nada. Estoy hoy vencido, como si supiera la verdad. Estoy hoy lúcido, como si estuviera para morir, Y no tuviera más hermandad con las cosas Sinó una despedida, tornándose esta casa y este lado de la calle La hilera de carruajes de un convoy, y una partida silbatada De dentro de mí cabeza, Y una sacudida de mis nervios y un crujir de huesos en la ida. Estoy hoy perplejo, como quien pensó y creyó y olvidó. Estoy hoy dividido entre la lealtad que debo A la Tabaquería del otro lado de la calle, como cosa real por fuera, Y a la sensación de que todo es sueño, como cosa real por dentro. Fallé en todo. Como no hice propósito ninguno, tal vez todo fuera nada. El aprendizaje que me dieron, Descendí de ella por la ventana de los fondos de la casa. Fui hasta el campo con grandes propósitos. Mas allá encontré sólo hierbas y árboles, Y cuando había gente era igual a la otra. Salgo de la ventana, me siento en una silla. En qué he de pensar? Qué se to de lo que seré, yo que no sé lo que soy? Ser lo que pienso? Pero pienso tanta cosa! Y hay tantos que piensan ser la misma cosa que no puede haber tantos! Genio? En este momento Cien mil cerebros se conciben en sueño genios como yo, Y la historia no marcará, quién sabe?, ni uno, Ni habrá sinó mierda de tantas conquistas futuras. No, no creo en mí. En todos los manicomios hay enfermos locos con tantas certezas! Yo, que no tengo ninguna certeza, soy más cierto o menos cierto? No, ni en mí... En cuántas mansardas y no-mansardas del mundo No estan en este momento genios-para-sí-mismos soñando? Cuántas aspiraciones altas y nobles y lúcidas - Sí, verdaréramente altas y nobles y lúcidas -, Y quién sabe si realizables, Nunca verán la luz del sol real ni hallarán oidos de gente? El mundo es para quien nace para conquistarlo Y no para quien sueña que puede conquistarlo, aunque tenga razón. Tengo soñado más que lo que Napoleón hizo. Tengo apretado al pecho hipotético más humanidades que las de Cristo, Tengo hechas filosofías en secreto que ningún Kant escribió. Mas soy, y tal vez seré siempre, el de la mansarda, Aunque no viva en ella; Seré siempre el que no nació para eso; Seré siempre sólo el que tenga cualidades; Seré siempre el que esperó que le abriesen la puerta al pie de una pared sin puerta, Y cantó la canción del Infinito en una capoeira, Y oyó la voz de Dios en un pozo tapado. Creer en mí? No, ni en nada. Derrameme la Naturaleza sobre la cabeza ardiente Su sol, su lluvia, el viento que me halla el pelo, E el resto que venga si viene, o tenga que venir, o no venga Esclavos cardíacos de las estrellas, Conquistamos todo el mundo antes de levantarnos de la cama; Mas despertamos y él es opaco, Nos levantamos y él es ajeno, Salimos de casa y él es la tierra entera, Más el sistema solar y la Via Láctea y el Indefinido. (Come chocolates, pequeña; Come chocolates! Mira que no hay más metafísica en el mundo sinó chocolates. Mira que las religiones todas no enseñan más que la confitería. Come, pequeña sucia, come! Pudiera yo comer chocolates con la misma verdad con que comes! Pero yo pienso y, al tirar el papel de plata, que es de hoja de estaño, Dejo todo por el suelo, como hube dejado la vida.) Pero al menos queda de la amargura de lo que nunca seré La caligrafia rapida de estos versos, Pórtico partido para el Imposible. Pero al menos consagro a mí mismo un desprecio sin lágrimas, Noble al menos en el gesto largo con el que tiro La ropa sucia que soy, en rol, para el decurso de las cosas, Y quedo en casa sin camisa. (Tú que consuelas, que no existes y por eso consuelas, O diosa griega, concebida como estatua que fuera viva, O patricia romana, imposiblemente noble y nefasta, O princesa de trovadores, gentilisima y colorida, O marquesa del siglo dieciocho, escotada y lejana, O cocot(*) célebre del tiempo de nuestros padres, O no sé qué moderno - no concibo bien el qué - Todo eso, sea lo que fuere, que seas, si puede inspirar que inspire! Mi corazón es un balde despejado. Como los que invocan espíritus invocan espíritus invoco A mí mismo y no encuentro nada. Llego a la ventana y veo la calle con una nitidez absoluta. Veo las tiendas, veo los paseos, veo los autos que pasan, Veo los entes vivos vestidos que se cruzan, Veo los canes que también existen, Y todo esto me pesa como una condena al exilio, Y todo esto es extranjero, como todo.) Viví, estudié, amé y hasta creí, Y hoy no hay mendigo que yo no envidie solo por no ser yo. Miro a cada uno de los andrajos y las llagas y la mentira, Y pienso: tal vez nunca vivieras ni estudiaras ni amases ni creyeras (Porque es posible hacer la realidad de todo eso sin hacer nada de eso); Tal vez hallas existido apenas, como un lagarto a quien cortan el rabo Y que es rabo para abajo del lagarto remezcládamente Hice de mí lo que supe Y lo que podía hacer de mí no lo hice. El dominó(**) que vestí era yerrado. Conociéronme después por quien no era y no desmentí, y me perdí. Cuando quise sacar la máscara, Estaba pegada a la cara. Cuando la saqué y me vi al espejo, Ya había envejecido. Estaba ebrio, ya no sabía vestir el dominó que no había sacado. Dejé fuera la máscara y dormi en el bestiario Como un perro tolerado por la gerencia Por ser inofensivo Y voy a escribir esta historia para probar que soy sublime. Esencia musical de mis versos inútiles, Quien me diera encontrarme como cosa que yo hiciera, Y no quedase siempre delante de la Tabaquería de delante, Tacoñando a los pies la consciencia de estar exisitendo, Como un tapete en que un borracho tropieza O un felpudo que los gitanos robaron y no valia nada. Mas el Dueño de la Tabaquería llegó a la puerta y se quedó en la puerta. Lo miró con el desconforto de la cabeza mal girada Y con el desconforto de la alma mal-entendiendo. Él morirá o yo moriré. Él dejará la pizarra, yo dejaré los versos. A cierta altura morirá la pizarra también, los versos también. Después de cierta altura morirá la calle donde estuvo la pizarra, Y la lengua en que fueran escritos los versos. Morirá después el planeta girante en que todo esto se dio. En otros satélites de otros sistemas cualquier cosa como gente Continuará hacienco cosas como versos y viviendo por bajo de cosas como pizarras, Siempre una cosa de frente de la otra, Siempre una cosa tan inútil como la otra, Siempre el imposible tan estúpido como el real, Siempre el misterio del fondo tan cierto como el sueño de miterio de la superficie, Siempre esto o siempre otra cosa o ni una cosa ni otra. Mas un hombre entró en la Tabaquería (para comprar tabaco?) Y la realidad plausible cae de repente encima de mí. Me semiergo enérgico, convencido, humano, Y voy a intentar escribir estos versos en que digo lo contrario. Enciendo un cigarro al pensar en escribirlos Y saboreo en el cigarro la libertación de todos los pensamientos. Sigo el humo como una ruta propia, Y gozo, en un momento sensitivo y competente, La libertación de todas las especulaciones Y la consciencia de que la metafísica es una consecuencia de estar mal dispuesto. Después me dejo para atrás en la silla Y continúo fumando. Mientras el Destino me lo conceda, continuaré fumando. (Si yo me casara con la hija de mi lavandera Tal vez fuera feliz.) Visto eso, me levanto de la silla. Voy a la ventana. El hombre salió de la Tabaquería (metiendo cambio en el bolsillo de las calzas?) Ah, lo conozco, es Estevez sin metafísica. (El Dueño de la Tabaquería llegó a la puerta.) Como por un instinto divino Estevez se dio vuelta y me vio. Me señó adiós, le grité Adios Oh Estevez!, y el universo Se me renconstruyó sin ideal ni esperanza, y el Dueño de la Tabaquería sonrió. Álvaro de Campos 15-1-1928

italian language course for the internet mainframe

by tadeufilippini (via)
LEZIONE 1 IO io sono, io mi chiamo, io lavoro, io abito, aggettivi, nazionalita' LEZIONE 2 TU abitare in: casa, appartamento, villa, etc. appartamento.... Formazione domande domanda LEZIONE 3 LUI, LEI formale/informale; lavorare in; articoli indeterminativi LEZIONE 4 CHE COSA FAI? Professioni; articoli determinativi; la scuola; formazione domande LEZIONE 5 LA FAMIGLIA Avere; possessivi; i numeri; il plurale LEZIONE 6 LA CASA La vita in citta' ; la vita in campagna; la natura LEZIONE 7 A CASA Le attivita' in casa; le stanze; l'appartamento; la villetta LEZIONE 8 LA CASA Stanza per stanza LEZIONE 9 IL CIBO Mangiare; la cucina; invito a cena; imperativo LEZIONE 10 IL TEMPO Le ore; gli orari; i giorni LEZIONE 11 I MESI E LE STAGIONI Il tempo atmosferico; le feste italiane LEZIONE 12 IL TEMPO LIBERO Stare a casa; gli hobby LEZIONE 13 I DIVERTIMENTI Andare fuori; ristorante; spettacoli LEZIONE 14 L'ABBIGLIAMENTO I vestiti; i negozi; il passato prossimo; conoscere/sapere; riflessivi LEZIONE 15 LA SALUTE Il corpo; fare esercizio LEZIONE 16 MI RICORDO quando ero bambino; imperfetto LEZIONE 17 VIAGGIARE Il congresso; in aeroporto; l'albergo LEZIONE 18 VIAGGIARE Il traffico; le vacanze LEZIONE 19 IL COMPUTER Hardware; periferici; email; Internet LEZIONE 20 UN VIAGGIO NEL TEMPO L'impero romano; il Rinascimento; l'Ottocento; il condizionale; il congiuntivo; il comparativo

www.myspace.com/francamasu

by p.fassier
Le MySpace de Franca Masu - L'Alguer (Alghero), Italie Extraits: - Quedarme sola - El dia que me quieras - Tu si' na cosa grande - Naranjo en flor - Miny Ona Morena - Lo Nassaiolo Membres du groupe: Franca Masu e Francesco Buzzurro play Sa mama e S'abba- Festival "Non solo jazz" Agrigento

2007

Mi faccio la casa, se crolla? sono cazzi miei

by webgratuito
Alcuni giorni fa i quotidiani più importanti riportavano la notizia di un cambio di regolamentazioni volto a consentire alcune soluzioni per la casa fai da te, in sostanza la possibilità di recuperare case abbandonate o costruirne di nuove senza troppe rotture di palle, una sorta di fai da te immobiliare, magari ben venga, ma è difficile pensare che i pescecane delle immobiliari si vedano sfumare tanti soldoni, ma sperare si può nel caso ci si potrebbe incazzare un tantino …, comunque non faremmo altro che quello che hanno fatto sempre i nostri antenati, la casa se la costruivano. In sintesi, consentire di farsi la casa da soli sarebbe la sola cosa logica da fare per dare un tetto a tutti quanti non possono permettersi un debito schiavista da qualche centinaio di migliaia di Euro per una 30 d’anni, una vita in pratica, si eviterebbero inutili costi per cartacce varie come autorizzazioni, geometri ed architetti parassiti che dovrebbero se ne sono capaci lucrare su appalti e costruzioni importanti e non sulla casetta e la pelle della gente comune. Non sarebbe una bella soluzione? Ti prendi un pezzo di terra, ti fai la casa come cazzo ti pare, puoi renderla autonoma con pannelli solari e nuove tecnologie di risparmio energetico, non avrai la banca con il fiato sul collo perché spenderai anche fino a 10 volte meno di un cazzo di appartamento in centro e con i soldi che risparmi ci stai più tranquillo e sereno, magari ti fai la barca e ci vai in vacanza, invece di mantenere la banca per metà della tua vita!! Ovviamente si parla della casa propria che si costruisce per la propria famiglia e non per venderla ad altri, per gli speculatori immobiliaristi e compagnie edilizie le regole devono essere ancora più rigide per la dissuasione ed abbandono del cazzo di lavoro bastardo che fanno, fino alla scomparsa totale delle agenzie immobiliari tra gli altri responsabili degli aumenti incontrollati di affitti e prezzi degli alloggi, un vaffanculo benemerito insomma! Non sarebbe male, se poi la casa che mi son fatto mi cade in testa (poco probabile) … SONO SOLO CAZZI MIEI!! QUESTE SAREBBERO DELLE VERE LIBERALIZZAZIONI, NON LE PUGNETTE PROPOSTE DAL GOVERNO!

365 - 21 = una vita di merda

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Il lavoro nobilita l’uomo? Manco per il cazzo! Analisi: prendiamo uno qualunque che abbia un lavoro qualunque (anche statale se con diversa fatica e benefici ovviamente), lavora 5/6 giorni alla settimana dal lunedì al sabato secondo il tipo di lavoro, per 8 ore al giorno, le restanti 8 ore per dormire, altre 8 per mangiare e andare al e tornare dal lavoro, guardare un po’ di Tv (meglio navigare). Sabato e domenica liberi, si fa per dire perché di solito si usa questi due giorni (chi ne ha due) per fare altri lavori in casa, o per rilassarsi dopo una settimana di fatica, in sostanza non sono liberi nemmeno questi due giorni, se si considera poi lo stress della domenica sera per il ritorno al lavoro la mattina successiva. Conclusione, si lavora in pratica oltre il 90% di tutta una vita in età da lavoro che va in media dai 20 ai 65 anni, il meglio della vita in sostanza, il periodo in cui si capisce e percepisce al meglio ciò che ci circonda e diamo un senso alle cose ed alla vita, ma purtroppo senza viverla se non per quel cazzo di 10%, una miseria! Si lavora ovviamente per vivere, di solito si dice così, ma è vita lavorare per il 90% ed oltre del tempo della stessa vita? E per questo magari ringraziare il datore di lavoro che ci paga il nostro sudore e con i soldi noi possiamo non vivere la nostra vita solo perché non ne abbiamo il tempo? Cosa fare? Molto, cominciamo ad eliminare le cazzate superflue, non seguiamo mode del cazzo, non spendiamo soldi inutilmente ed ogni volta che si mette mano al portafogli pensiamo alle ore sottratte dal lavoro alla nostra esistenza! Tra un po’ è tempo di vacanze e ci saranno concesse di vivere un paio delle 3 settimane di meritato ozio annuale, non sprecatele!

Euro forte, l’autoinculata degli europei

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L’Ansa riporta un articolo sull’Euro forte e sulla convenienza di viaggi verso gli Stati Uniti e nei paesi con cambio di riferimento in dollari, tutto vero, infatti l’attuale cambio Euro Dollaro consente di spendere il 30% in meno per i viaggi e gli acquisti, che bello, il punto è che non tutti anche se si risparmia possono permettersi di andare in viaggio figuriamoci negli USA. Il fattore negativo di questo supereuro del cazzo sono le esportazioni delle aziende europee ed italiane, già sofferenti di una situazione stagnante e che il supereuro del cazzo non aiuta di certo, l’Euro è volutamente tenuto alto dalla banca centrale europea solo perché consente agli Stati Uniti di essere più competitivi e quindi esportare di più e tenere sotto controllo quanto più possibile i debiti accumulati con le guerre, in sostanza l’Europa si è accollata parte del peso dei debiti americani, che come effetto ha la chiusura di molte aziende perché non più competitive. Non c’è nessun motivo plausibile per non svalutare la moneta unica, anzi farlo sarebbe la sola cosa giusta da fare per far riprendere la produzione e le esportazioni europee, ma finché gli USA continuano a rompere i coglioni con le guerre ci saranno stragi economiche in Europa!

Cacciatrici di dote?

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Sono spesso molto belle, senza lavoro e senza futuro, ma tutto cambia quando arrivano in Italia, è un fenomeno di massa molto diffuso quello di scambiare la moglie con una una più bella e giovane immigrata dell’est europeo, gli effetti sono devastanti almeno per le famiglie che in qualche modo hanno a che fare con questi problemi. Di solito sono colpiti soggetti maschili sposati e con figli di età media a partire dai 35/40 anni fino ad arrivare ai quasi moribondi, queste ragazze sono disponibili e farebbero di tutto per sposare l’italiano che le mantenga, non è difficile quindi immaginare il perché di tante separazioni e divorzi, è un furto alla famiglia italiana, le nostre donne non possono competere, hanno un altro ideale e pensiero, ma soprattutto non hanno “fame” e si sa’, per fame si fa qualsiasi cosa. Ci vorrebbe un controllo alle frontiere, visto che ogni settimana arrivano decine forse centinaia di autobus dall’est, apparentemente per turismo e per lo più sono “turiste”, le quali una volta arrivate in Italia spesso non tornano a casa loro e restano nella speranza di trovare la “dote”. Che sia il caso di mettere dei DAZI alle giovani ragazze dell’est prima di entrare in Italia?

Panama in Europa

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Dopo le varie uscite shopping di Microsoft e Google che hanno portato a casa compagnie di primo piano nel settore della pubblicità on-line Yahoo estende il suo nuovo sistema di gestione della pubblicità on-line, Panama, fu lanciato nello scorso autunno negli Stati Uniti presto e sarà disponibile anche in Europa per inserzionisti e Publisher. Proprio un paio di giorni fa nel blog di Yahoo è stato pubblicato questo post: A New Pricing Model Rolls Out Today Si tratta di una nuova caratteristica come dicono nel post in grado di rendere più efficaci le campagne on-line per gli inserzionisti, questa nuova caratteristica si basa sulla qualità del traffico che ogni sito ottiene, ed in base a questa l’inserzionista può pagare di più o di meno per ogni click partendo dal prezzo fissato inizialmente, in pratica se in un determinato sito si paga per un click 10 cent questo prezzo base potrebbe rimanere se la qualità del sito inteso come traffico rimane ottimale, se invece diminuisce calcolando presumibilmente anche le azioni compiute nei giorni precedenti dagli utenti il prezzo per click potrebbe scendere, in alcuni casi di poco in altri molto più sensibilmente. Visto che per ora almeno in Europa è solo teoria, sarebbe interessante sapere come vengono calcolati e determinati i prezzi base e come calcolano la qualità del traffico, ce da dire comunque che in Europa Yahoo non ha un grande network almeno nei siti “periferici”, ma solo in grandi strutture, portali e siti di rilievo, forse questo è stato un grande errore cioè quello di escludere i siti minori, al contrario di quanto fatto da Google, ed al momento ne notiamo la differenza tra le due compagnie, Google cresce … Yahoo perde nel solo ultimo anno oltre il 30% il valore delle azioni, può recuperare un così grande distacco da Google e soprattutto con i piccoli Publisher?

I banchieri di Dio o della Goldman Sachs?

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L’autorevole quotidiano Inglese Telegraph pubblica questo articolo “leggermente” inquietante, il giornale Inglese uno dei pochi al mondo con giornalisti veri ciò quelli che fanno il loro mestiere e non i servi è sicuramente un sito da mettere tra i preferiti, almeno per sapere cosa succede in Italia! Per chi consce l’Inglese si incazzi pure in lingua originale. Per che non conosce l’Inglese si incazzi con la traduzione on-line, anche se non perfetta il senso per incazzarsi come cammelli è più che intuibile! Per sapere i fatti dell’Italia occorre andare all’estero, evviva i “giornalisti” italiani!

L’Italia non è la DDR quale muro abbattiamo?

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L’Italia è allo sfascio forse peggio del dopoguerra, violenza in costante crescita e disordine sociale come mai il paese ha visto prima, nessun valore, la gente non ha più controllo e sono ormai all’ordine del giorno omicidi, stupri, violenze di massa, ragazzi appena 14enni violenti oltre misura, immigrazione senza controllo e fuori controllo, i servizi sono inefficienti e spesso inesistenti, la politica amministra l’Italia come se fosse in esilio su Marte, forse hanno capito che aria comincia a tirare da queste parti, gli italiani sempre più spremuti per pagare i costi altissimi di queste inefficienze e stipendi miliardari regalati mentre la gente spesso non ha di che sfamarsi, possiamo continuare per giorni ma tutti sappiamo cosa stiamo vivendo … inutile girarsi dall’altra parte, prima o poi toccherà guardare! Che cosa facciamo? La Germania dell’Est ha azzerato una situazione insostenibile abbattendo il muro, noi muri non ne abbiamo e forse è peggio perché non abbiamo nessun simbolo con cui sfogarci, allora cosa cazzo vogliamo abbattere?

Vendono l’amore??!!

by webgratuito
Dal Corriere..: Le “lucciole” sfilano a Padova: «Vendiamo solo amore» Ora sarebbe bene chiamare con il proprio nome le cose, cioè l’amore è una cosa e qui non ci piove, ma quello che spacciano le prostitute per “amore” è un’altra. Non puoi dire che una prostituta ti offre “amore”, quando questa in realtà ti offre solo una prestazione sessuale “fisica” dietro lauto compenso, perché chiamarlo amore, è solo e sarà sempre PROSTITUZIONE … nu ce sò cazzi :) è solo questo, nel caso in cui lo facessero aggratis allora si potrebbe parlare di amore, amore per il prossimo ovvio :) ma finché quello che chiamano amore sarà pagato avrà il solito nome, PROSTITUZIONE!

Eyebox2 controlla i “click degli occhi”

by webgratuito
Potrebbe sembrare fantascienza e forse un po’ lo è, comunque la si pensi è una realtà almeno per quel che ci è dato sapere, si tratta di una speciale nuova telecamera in grado di monitorare il movimento degli occhi della gente e di più persone contemporaneamente, questo sistema secondo gli inventori può essere applicato per controllare quanti “click” con gli occhi la gente farà passando davanti ad un cartellone pubblicitario o insegna. Se così fosse e se gli strumenti per il monitoraggio fossero attendibili saremo di fronte ad una nuova era per la pubblicità tradizionale, magari in prossimo futuro gli inserzionisti di pubblicità stradali e luminose pagheranno le campagne un “tot a sguardo” o simile, per quanto incredibile c’è la reale possibilità che si concretizzi.

X-Face: come usarla in Thunderbird

by gialloporpora
Cosa è una X-Face ? Da Wikipedia: An X-Face is a small bitmap (48 × 48 pixels, black and white) image which is added to a Usenet posting or e-mail message, typically showing a picture of the author's face. The image data is included in the posting as encoded text, and attached with an 'X-Face' header. It was devised by James Ashton. Invece una Face è un'immagine PNG 48x48 di dimensione minore ai 726 bytes. Thunderbird supporta X-Face o Face ? No, Thunderbird non supporta nativamente questi due formati, può essere inviata l'immagine negli header ma non è possibile visualizzarla. Per farlo si possono installare Mneny (che supporta solo le X-Face) oppure Message Faces (che supporta molti più formati fra i quali Face e a cui dedicherò un post più avanti). Quale dei bdue formati è preferibile scegliere ? Per una questione di compatibilità con altri newsreader o programmi di posta abilitati alla loro visualizzazione, nonchè per la dimensione ridotta è consigliato usare una X-Face. Vediamo quindi come creare una X-Face e successivamente come dire a TB di inserirla negli header. I link ai strumenti citati sono riportati alla fine di questo post

Velocità di risposta dei motori di ricerca

by gialloporpora
Lasciando perdere cosa rappresenti il codice che appare due post più sotto, è interessante, come fa notare Amit Agarwal, vedere come i vari motori di ricerca hanno indicizzato questa nuova stringa che fino a pochi giorni fa non aveva cittadinanza sul Web. ,Qui di seguito riporto il numero di risultati ritornati dai vari motori per la ricerca della stringa che ha sconvolto Digg. NOTA: Io effettuo la ricerca per la stringa racchiusa fra apici

Blogosfere - Elezioni francesi: ecco cosa dice la Rete il giorno dopo il voto

by srcmax
Ecco alcuni esempi: su Presidentielles.net da questa mattina c'è il "muro delle lamentele" e il "muro dei complimenti"

Se la mettiamo così.....

by gialloporpora
A quanto sembra l'Italia è il fanalino di coda per quanto riguarda la diffusione del browser di casa Mozilla, a questo si aggiunge che per la prima volta Google Analytics mi registra il sorpasso da parte di IE (IE6 IE7 versioni antecedenti = 48%) ai danni dei Firefox (47%), motivo per cui ho deciso di mostrare il banner di Firefox al posto del titolo del Blog :-P.

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